Orestea: Eumenidi

19 Luglio - 2018  

LA TRAMA

Oreste ha appena compiuto il doppio omicidio impostogli dal dio Apollo per vendicare la morte del padre, ma a caro prezzo. Si è infatti macchiato di matrici- dio e l'orrendo delitto di sangue risveglia la furia delle Erinni, antiche dee della Vendetta. Il loro scopo è di perseguitare Oreste, tormentandolo con il rimorso e spingendolo alla follia. Il giovane fugge dunque verso il santuario di Apollo a Delfi, chiedendo protezione al dio, ma viene raggiunto dalle Furie. La Pizia, sacerdotessa del tempio, resta sconvolta dall'orrida visione delle cagne infernali che circondano il supplice Oreste all'interno del santuario. Il fantasma di Clitemnestra appare dall'oltretomba, spronando le Erinni a continuare la loro caccia e a vendicare la sua morte. Oreste giunge ad Atene e qui si rifugia nel tempio della dea e ne invoca l'intervento. Le Erinni raggiungono il supplice e, in un crescendo di ferocia e bestialità, intonano un tremendo canto di follia e di morte intorno all'atterrito giovane. L'apparizione di Atena interrompe la macabra danza. La dea si o re di giudicare il caso presentatole dalle Erinni e da Oreste solo dopo averlo sottoposto ad una giuria di saggi ateniesi, in quello che diventerà il primo processo della storia. Apollo - presente sulla scena in difesa di Oreste - e le Erinni - l'accusa - dibattono sul caso. Al centro della disquisizione vi è l'omicidio di sangue: le dee infernali condannano fermamente il matricidio, ma Apollo interviene nel processo, a ermando che l'omicidio di Agamennone è più grave di quello di Clitemnestra. Il dio spiega, infatti, che l'unico a potersi dire genitore è il padre, poiché è il seme maschile a dare la vita al figlio, mentre la madre si limita solo ad accoglierlo nel grembo e a nutrirlo. Il figlio ha, dunque, lo stesso sangue del padre e ha diritto a vendicarlo. Il tribunale dei saggi, detto Areopago, e ettua la votazione e spetta ad Atena l'ultimo voto, dato in favore di Oreste, il quale viene assolto da colpe. Le Erinni reagiscono con rabbia alla sentenza, minacciando morte e distruzione. Atena, dea della saggezza, riesce a calmarle e, garantendo loro venerazione eterna, le convince a diventare Eumenidi, divinità benefiche della Giustizia e non più della Vendetta.

NOTE DELL'AUTORE

Eumenidi, tragedia conclusiva della Trilogia che va sotto il nome "Orestea", rappresenta il condensarsi filosofico delle riflessioni svolte nelle parti precedenti. Il Mito, cioè la serie infausta degli avvenimenti accaduti nella famiglia degli Atridi, ha ampiamente dimostrato come la legge tribale, basata sul principio della vendetta personale, provochi una ininterrotta catena di delitti che porta alla distruzione sociale. Dunque, occorre modificare l'assetto statale con l'introduzione di una Giustizia amministrata in modo equo e imparziale. Portatrice di tale esigenza è Atena, simbolo della razionalità perchè nata dalla testa di Giove. Le Erinni non vedono sconfitta la loro esigenza di giustizia e di punizione del male ma abbandonano il loro carattere belluino e irrazionale per trasformarsi in divinutà benefiche protettrici del Bene. La Tragedia fonda gli essenziali temi dei rapporti "politici", cioè inerenti alla "polis", e illumina l'Umanità sul senso profondo della Giustizia.

NOTE DI REGIA

Il terzo capitolo della trilogia “Orestea” è una vera e propria sfida: è infatti, una tragedia “di pensiero” che ha come protagonista assoluta la parola, il Logos. Il sangue è già stato versato, la corsa folle della vendetta si è compiuta: ora è il tempo della riflessione, del cammino lento della Ragione. Scopo principale dell'allestimento è stato quello di dare il più ampio spazio allo svolgimento di quei “Dissòi lógoi ” (“ragionamenti duplici”) alla base del pensiero occidentale e qui espressi magistralmente per la prima volta nella storia. Oreste è causa e obiettivo di questo cruciale passaggio da legge del sangue a diritto degli uomini. La sua fuga incessante sarà una costante dell'opera, un viaggio forsennato e doloroso, che lo porterà a confrontarsi con le sue paure più profonde.
L'uomo entra a viso scoperto nella Storia, con il volto illuminato da un sapiente gioco di chiaroscuri, mentre le divinità antiche e nuove vengo- no ritratte nella granitica fissità delle maschere, recuperate dalla tradizione tragica. Altro elemento scenico cruciale è la danza: il canto della Follia intonato dalle Erinni intorno ad Oreste rappresenta il culmine di un'opera in cui la Ragione, solo per un istante, cede il posto alla frenesia dei movimenti macabri e scomposti, dei suoni tremendi e cupi di un canto che trascende il Tempo e lo Spazio.

CAST

Salvatore Venuto

Mariarita Albanese

Paolo Formoso

Alessandra Macchioni

Marta Parise

Anna Maria Corea

Bunty Andrea Giudice

Clizia Argirò

RIDUZIONE A CURA DI Luigi La Rosa

REGIA E COSTUMI Aldo Conforto

TRUCCO Dalila Imperiale

SERVICE AUDIO/LUCI Idea Giovane

PROGETTO GRAFICO Elena Bitonte

PRESIDEN TE Anna Melania Corrado

Si ringrazia:

Regione Calabria

Comune di Catanzaro

Assessorato alla Cultura Comune di Catanzaro

Fondazione Rocco Guglielmo

Circolo di Cultura Augusto Placanica

Momenti Eventi

MKE

Cantine Rodolà

Mele Ortopedia

Per gli scatti fotografici si ringraziano:

Francesco Lucia (guarda la fotogallery)

Stefania Civico (guarda la fotogallery)