GRÆCALIS 2017 - MEDEA

26 Settembre - 2017  

Medea di Euripide

 

Medea rappresenta uno dei vertici dell’arte drammatica di ogni tempo perché in questa tragedia viene operato uno scavo profondissimo dell’animo femminile, sospeso tra amore ed odio. Medea, pur non priva di ragioni, esacerbata dalla mediocrità di chi le sta intorno, tradita nei suoi affetti più cari, volge all’odio tutti i suoi pensieri fino a compiere delitti e ad armare la mano contro i propri figli. Lei, barbara, non conosce la moderazione e l’equilibrio della civiltà greca: è istinto privo di ragione e riesce a placarsi solo con l’infelicità altrui. Personaggio terribile e controverso, Medea rappresenta ancora oggi la più acuta analisi della psiche femminile.

L’Opera mette in scena una serie di riflessioni che testimoniano del momento di crisi della Civiltà greca. Se è condannabile il mondo barbaro, istintuale e primitivo, anche la cosiddetta Civiltà si presenta ricca di ipocrisia, di falsità e di dispersione dei valori.
L’unico elemento positivo che emerge, profondamente ricco di umanità, è il coro delle donne corinzie che riesce a contemperare la spontanea adesione al dramma di Medea con la superiore etica dei sentimenti nobili.
Simbolo di questa differenza è il Sole che, per Medea è luce accecante di vendetta e per il Coro, al contrario, è raggio capace di illuminare le menti e inclinarle verso la Giustizia.

Note di Regia

La rappresentazione scenica di un’opera di fama immortale quale è Medea comporta un approccio graduale e globale anche dal punto di vista registico. Cuore della tragedia è l’incomunicabilità tra mondi e sentimenti radicalmente opposti. Le calligrafie che dominano lo spazio scenico rappresentano il “-muro” sul quale inevitabilmente si infrangono e si confondono i codici etici, le usanze e i tabù della terra di Colchide -patria di Medea- e le leggi sacre e umane, espressione della città di Corinto. Medea è donna, madre, moglie e maga ma, prima di tutto sulla scena è principalmente una straniera, incapace di adeguarsi ai costumi della terra che la ospita. Ella Indossa fieramente le vesti e gli ornamenti sfarzosi, elementi simbolici della sua cupa fama e della sua condizione di barbara, in evidente contrapposizione con i costumi degli altri personaggi, espressione dell’armonia ellenica. La scena, scabra e con pochi, essenziali elementi lignei, si propone come uno spazio volutamente vuoto in cui Medea getta il seme del proprio dramma e ne alimenta la crescita tragica, davanti ad un coro di donne Corinzie che fanno da dolente e sconcertato sfondo alla furia della principessa di Colchide. Le musiche, frutto di una elaborata ricerca, mirano a rappresentare le armonie dissonanti tra la complessità d’animo di Medea e la grandiosa partecipazione emotiva del coro alle vicende narrate nel corso della tragedia.

Regia: Aldo Conforto
Autore e testi: Prof. Luigi La Rosa

Cast artistico:
Salvatore Venuto
Mariarita Albanese
Paolo Formoso
Alessandra Macchioni
Marta Parise
Anna Maria Corea


Coro Stabile del Teatro di Calabria:
Faustina Bagnato
Clizia Argirò
Rita Loprete
Alba Citriniti
Carmen Chiriaco
Mariarita Guaragna

 

partecipazione straordinaria della Compagnia di Danza “Maison d’Art” con il Maestro Francesco Piro 

 

Costumista: Aldo Conforto
Scenografie: Cesare Citriniti

Service: Maurizio Rafele

 

Consulenza artistica e progetto grafico a cura di: Oreste Sergi Pirrò
Musiche a cura di: Maestro Giulio De Carlo
Coordinamento grafico, comunicazione e ufficio stampa: Elena Bitonte

 

Per gli scatti fotografici si ringraziano:

Francesco Lucia

Stefania Civico

 

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