Gli occhi di Tiresia

13 Novembre - 2019  

Una delle figure più emblematiche e affascinanti di tutta la tragediografia greca è, senza dubbio, quella di Tiresia.
Il ruolo dell'indovino cieco e della sua capacità di leggere chiaramente tra le pieghe oscure del futuro, è codificato in tutte le opere classiche.
Tiresia si presenta sulla scena per fare chiarezza nella mente degli uomini: lui, cieco, ha una luce all'interno che gli consente di guidare le sorti di chi si affida a lui, dotato di vista eppure incapace di vedere il Destino.
L'indovino porta sulle sue spalle il peso della conoscenza, di un Domani che si presenta chiaramente davanti ai suoi occhi spenti. Un domani a volte orrido, a volte così doloroso da fargli preferire persino di non parlare, di scappare davanti alle preghiere, alle suppliche di chi vorrebbe sapere, di chi vorrebbe avere la sua stessa possibilità di conoscere il futuro.
La figura di Tiresia nell’Antigone di Sofocle accompagnata dalla figlia Manto diventa personaggio chiave per decifrare il messaggio dell’empia tracotanza umana nella figura del re Creonte.
Così lo racconta Aldo Conforto, regista della Compagnia del Teatro di Calabria e interprete sulla scena dell'indovino: 
“Tiresia è la voce del Dio sulla Terra, di quelle divinità capaci di guidare l'uomo sulla strada della verità ma anche di accecarle, di portarle alla follia quando gli stessi uomini disattendono ai loro comandi. 
Egli stesso è emblema di questa ambiguità: uno dei tanti miti che costituisce la narrazione di Tiresia racconta della sua vita unica, vissuta sia da uomo che da donna, portandolo a conoscere le miserie e le grandezze dei due aspetti, maschile e femminile.
Anche la sua capacità di preveggenza fu un dono "riparatore" a seguito di una punizione troppo aspra di Atena. Egli aveva infatti osato guardare le nudità della dea vergine, e per questo motivo era stato colpito con la cecità. 
La sua capacità divinatoria non modifica il destino inesorabile che agisce sugli uomini e sugli Dei: il Fato è più forte di qualsiasi essere, terreno o immortale. E' una trama invisibile che guida, eleva e atterra le sorti di ogni individuo. Tiresia ha il solo potere di poter leggere i tanti fili che compongono quella trama e accompagnare gli umani lungo il cammino che il Fato ha costruito per loro.    
 Le sue parole nell’Antigone cercano in tutti i modi di far comprendere allo stesso Creonte la “ pietas” verso i morti e il rispetto dei defunti, siano essi familiari oppure nemici. Nelle sue struggenti parole, si legge un messaggio universale di una etica di civiltà dei popoli:
“Tutte quante le città rabbrividiscono quando i propri figli sono lasciati insepolti...”.