"Far ridere è una cosa seria"

Marta   24 Febbraio - 2019  

La comicità, ciò che suscita il riso è una delle condizioni più naturali e umane possibili. Il "comico" non è un semplice genere letterario, ma un vero e proprio punto di incontro tra filosofia, politica, arte.
Ecco perché, da sempre, ciò che riesce a farci ridere è solo l'ultimo passo di una  serie di domande, riflessioni e analisi fatte dai più grandi pensatori e letterati di ogni tempo. Platone stesso iniziò ad interrogarsi sulla comicità: secondo il grande filosofo greco, infatti, la capacità di ridere di una situazione o di un personaggio nascerebbe dalla consapevolezza di chi ride rispetto alla cosa o alla persona che è oggetto del riso. Ma è solo con Henri Bergson che qualcosa cambia, nella concezione del comico: nel suo saggio del 1900, "Il riso", egli definisce la comicità come "meccanizzazione della vita", o meglio: tutto ciò che a noi si presenta come maldestro, automatizzato, privo della vitalità  e della spontaneità del quotidiano.

Possiamo essere interessati alle caratteristiche umane di un personaggio, alle sue qualità, a ciò che di positivo c'è in lui. Ma nel momento in cui quel personaggio rompe quella vitalità con un'azione meccanica, goffa, noi ridiamo. In questa esemplificazione della teoria bergsoniana del riso, si inserisce un tema estremamente importante: la capacità unica e tipica della commedia, di poter mettere in connessione situazioni ed emozioni apparentemente agli opposti.

Eppure, la comicità non è necessariamente connessa al riso. La visione "popolare" della commedia vuole questo genere come generatore di situazioni grottesche, di avvenimenti ridicoli atti esclusivamente a suscitare il divertimento.

La commedia, è in realtà, una commistione di riso e dolore, di empatia e distacco: è una via privilegiata attraverso cui l'individuo può arrivare a comprendere se stesso, mette a nudo i propri difetti attraverso un sorriso, anche amaro.

E' l'ironia il "grimaldello" che fa saltare l'impalcatura popolare del riso e ne smaschera le profonde radici filosofiche. E l'umorismo, diventa il nuovo punto di vista attraverso cui è possibile guardare il mondo in maniera differente.

Ma cos'è l'umorismo? Non è un semplice sinonimo di "comico", come erroneamente si ritiene. Sarà Pirandello a spiegarlo, nel suo omonimo e celebre saggio del 1908. Ed è uno "strappo".
L'umanità, infatti, cerca costantemente di "fissare la vita", di incatenarla e inquadrarla in schemi ripetibili, coerenti, confortanti. Gli uomini, dunque, decidono di indossare "maschere" fisse e necessarie. 

Mentre però l'individuo indossa questo "schermo" immobile e rigido, la vita all'interno di noi stessi va avanti, spesso in modo indistinto e irruento. Quando, per un motivo a noi ignoto, la maschera crolla e viene messo a nudo il contrasto tra ciò che si appare e ciò che invece è vivo e vitale dentro noi, l'umorismo permette di riconoscere e di mostrare agli altri la contraddizione alla base di quello "strappo". 

Domenica 3 Marzo, sarete protagonisti di un viaggio nel cuore della Commedia, delle sue più riposte pieghe e implicazioni filosofiche. 

Perché "Ridere è una cosa seria".